La lisciva delle anguane – Che l’album si apra così, con il canto di un malinconico ukulele strimpellato di fronte ad una sorgente. Non un brano compiuto ma il verso di uno stornello, gli accordi finali lasciati cadere sonnacchiosi. Solo un accenno. Per far passare il tempo. Mentre poco più in là qualche bellissima donna vestita di bianco prepara il suo bucato, ancora più bianco..

Rio Sara – Il fiume scorre lento tra le spazzole della batteria e ci indica il percorso che dalle grotte porta a valle attraverso oscuri sentieri, spesso sotterranei. Il brano all’improvviso si apre dopo un paio di minuti, e diventa una tirata, si distorce e si dimena. La chitarra è accordata open G.

Gli alpinisti all’ingiù – Eccoli i nostri amici speleologi nella simpatica definizione che amano dare di sè. E noi suoniamo volentieri per loro questa marcetta, che li accompagna zaino in spalla e da il tempo al loro passo. Musicalmente è un miscuglio: volevo scrivere un tema cinematografico come avrebbe fatto Nicola Piovani, aggiungere un granitico riff tipo Queens of the Stone Age e trovare un tagliente sound di chitarra elettrica alla Bill Frisell. Poi Luca ha tirato fuori questo assolo di basso vagamente psichedelico e Antonio l’ha suonata alternando lo swingato alle ritmiche sui tom. E questo è il risultato.

Ballata delle sorgenti – Deve essere una ballata e ballata sia. Con le sabbie iniziali e una bella melodia semplice e chiara (il basso la trascina in minore, ma è solo un attimo). L’intro di sola chitarra inziale avrebbe potuto chiamarsi “La casa delle Rondini”.

L’immaginario e l’immateriale – la sponda filosofica.

Death valley n.5 – In un progetto incentrato sulle acque in tutte le sue forme non poteva mancare un brano dedicato al deserto. In fondo anche l’assenza è una forma. La chitarra è accordata ECGCGC.

Gocce – Un brano per sola chitarra e effetti. Delay modeler DL4 su Reverse a 50%: le note tornano a me suonate al contrario. ELX Freeze: le note continuano a suonare all’infinito. Danno l’impressione di gocce in una grotta, che cadono dall’alto e si spandono sul terreno continuando a vivere di vita propria, perdendosi. Fino all’ultima goccia, un mi grave che cade pesante e trascina con sè ancora qualche altra gocciolina prima di scomparire nel nulla.

La memoria dell’acqua nasce come una canzone acustica nella tradizione del cantautorato italiano, Testa o Conte, più Giorgio che Paolo. L’abbiamo però arrangiata come uno standard jazz, schema classico. Dopo un pedale di la iniziale, il tema viene esposto in maniera fedele prima dalla chitarra poi dal basso. Un bridge spezza la melodia e il tempo. L’intera struttura è ripetuta una seconda volta lasciando spazio agli assoli.

Capitan Findus e il paradosso del delfino da salvare – Da “L’effetto delega. Leggenda, ideologia, morale”, Sergio Dalla Bernardina, 1997 – “Altra microleggenda, costruita su un vero e proprio gioco di prestigio, è quella di Capitan Findus. Uno degli episodi di questa serie pubblicitaria descrive il salvataggio di un delfino (nemico dei pescatori, sia detto per inciso) da parte di una banda di ragazzini. Per ricompensare i piccoli eroi, ignaro delle leggi che presiedono al principio di non contraddizione, il lupo di mare friggerà per loro dei gustosi bastoncini di pesce.”

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